“ANGELI E DEMONI” di RON HOWARD USA, 09.
Ancora Langdon, dopo “Il Codice da Vinci”, alle prese con una trappola poliziesco-iniziatica, questa volta per salvare il Vaticano. Benché il romanzo sia precedente all’altro hit, è stato presentato furbamente come un sequel. Solo che questa volta la Chiesa non è “carnefice”, ma vittima. Il regista è riuscito a fare un thriller archeo-turistico. Cioè: un’azione serrata dai ritmi impeccabili, col giusto dosaggio di pause, rispetto agli standards classici del cinema Usa, ma immerso in un’atmosfera fotografica e scenografica affascinante, quella della ricchissima e immensa vitalità artistica della Roma barocca. Difficile da cogliere per un non italiano. Non a caso l’artista ipercitato e di riferimento è il Bernini, complessa e stupefacente personalità che spaziava dall’architettura alla scultura; è citato con intelligenza anche Galilei: considerando inoltre che è stato girato nella Reggia di Caserta (gli interni vaticani), è un vero festival della genialità italiana. E dire che la produzione è solo Usa. Eppure hanno fatto un casting multinazionale di grande efficacia, tra cui il sanguigno e spedito Pierfrancesco Favino. I due favolosi sceneggiatori, A.Goldsman e D.Koepp, hanno sintetizzato una storia altrimenti inintelligibile, rendendo con concentrata efficacia i fatti principali.