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Chi troppo pensa, ambress’ more!

Un’evoluzione costante e progressiva. Una serie di sofferenze inutili e dettagli che avrebbe fatto bene a risparmiarsi. Da bambina già pensava a tante cose. In genere brutte. Pensava alla morte, piangeva e si disperava immaginando il momento in cui sarebbe rimasta da sola. Da grande si soffermava su tutto. Analizzava ogni cosa che le sembrasse inadeguata e ci ragionava sopra. Pensando e ripensando. Combatteva in ciò in cui credeva di credere, senza risultati. Maturando distacco, freddezza, delusione davanti alla limitatezza delle circostanze, alle diversità dell’altro. Si illudeva che qualcosa potesse cambiare, che davanti a lei ci potesse essere qualcosa di migliore, qualcosa di meno triste. Ma tutto restava lo stesso, ogni volta. Ogni volta che avrebbe voluto che gli altri vedessero le cose in modo diverso. Ogni volta che avrebbe voluto che le cose fossero più semplici. Non rendendosi conto che era lei a complicarle. Tutt’ad un tratto le cose sono cambiate. Non sa perchè. Ma l’evoluzione c’è stata. Ha capito. Ha capito che non serve soffermarsi troppo su certi dettagli. Li guarda, li assimila ma non se ne cura. Ha capito che ti logora, ti fa morire. Ti uccide. Non ha senso.



 

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