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Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani

Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti.

Di Jan Bernas, prefazione di Walter Veltroni, edizioni Mursia, Euro 16,00.

Jan Bernas, giovane giornalista di origine polacca in forza all’agenzia Apcom, si occupa nello specifico di problemi del confine orientale, ed ha approfondito una pagina di storia dimenticata da molti e pressoché sconosciuta dalle nuove generazioni: la situazione che migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia si trovano ad affrontare nell’immediato secondo dopoguerra, senza alcuna difesa di fronte all’odio etnico-nazionalista del regime di Tito, deciso a jugoslavizzare quei territori. In 350mila fuggono, per essere accolti in Italia tra diffidenza e indifferenza. Altri decidono di rimanere, riscoprendosi giorno dopo giorno stranieri a casa propria. A questi si aggiungono gli italiani del controesodo: comunisti partiti alla volta della Jugoslavia per costruire il Sol dell’avvenire. Un sogno finito nei campi di concentramento titini. Paradossalmente, tutti subiscono la stessa accusa: «Fascisti!». Gli esuli, perché in fuga dal paradiso socialista. I rimasti, perché italiani. In questo libro brevi capitoli di storia si alternano alle testimonianze dei protagonisti di questa odissea: le loro parole prendono per mano il lettore e lo accompagnano lungo tutto il cammino che condusse un popolo con lingua e tradizioni comuni a dividersi irrimediabilmente. Si fa luce, dunque, su una vicenda della storia italiana spesso dimenticata, forse mai approfondita realmente. Dinamiche socio-politiche sulle quali occorre soffermarsi e dalle quali si possono cogliere spunti di riflessione quanto mai stimolanti. Il libro di Jan Bernas, attraverso le testimonianze raccolte, ci ricorda che non bisogna mai lasciare nel dimenticatoio alcuna pagina di storia, sia essa breve come quella in oggetto, e costituisce un esempio pratico di come fare per evitare che ciò accada.

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