ENTER SANDMAN
Immagini di repertorio in bianco e nero. Scene di violenza si succedono sullo schermo. Sangue, pallottole. Spade, asce. Guerrieri della notte con corazze d’argento che si scagliano l’uno contro l’altro. Gente che urla e si dispera battendosi il petto. Parole incomprensibili si diffondono nella casbah. Suoni ancestrali. Preghiere che vengono dal centro della terra. Da profonditá luciferine. Macchine capovolte, bruciate. Rivolte razziali e fame. Tanta. Troppa. Occhi segnati dall’odio, dalla paura, dalle lacrime. Dalla monnezza che invade le strade e le anime. Dai corpi di santi pagani divorati dagli avvoltoi. Dalle iene che si avventano sui cadaveri e bevono il sangue morto.
Tutt’intorno cresce il deserto chiamato PACE, e quando il vento tira forte, la sabbia va negli occhi, si insinua sotto la pelle, attacca i tessuti. Entra nelle vene, arriva fino al cuore. Vecchie epidemie decimano la popolazione. Peste bubboni ascessi. Febbre alta. Ma si prosegue. Si continua a vivere in un tripudio dionisiaco, caotico. La sfilata continua. Eterno Carnevale che deforma i volti, li rende maschere perenni. E quando il trucco si scioglie , non resta che polvere. Come dice l’Ecclesiaste. Polvere di polveri che girano e rigirano nell’aria, senza posa. Creando strane figure.
Now I lay me down to sleep
Pray the Lord my soul to keep
If I die before I wake
Pray the Lord my soul to take