Print This Post

I mostri Oggi

I MOSTRI OGGI di ENRICO OLDOINI ITA, 09.  Sono 17 episodi narrati con piglio veloce e senza siparietti di sorta. Tutti ambientati in grandi città italiane; e tutti aventi di mira comportamenti ipocriti tipici dei nostri giorni in tutti gli ambienti sociali, e da diverse provenienze regionali. Il titolo si rifà esplicitamente al capolavoro di Dino Risi del 63, che ebbe una specie di remake di Risi e altri registi (E.Scola; M.Monicelli) nel 77. Il dato singolare dell’oggi è che sono i figli degli sceneggiatori di quei film ad essere stati qui impegnati: Silvia Scola, figlia del grande Ettore, e Giacomo Scarpelli, figlio di Furio che con Age componeva una della più efficienti coppie di scrittura italiane. Parentopoli anche nel cinema? La risposta non può che essere ambigua. In parte si: ma quasi in forma inerziale. Poi, subentra il talento: hai voglia di essere figlio di, se non vali, o fai cose che non incassano, di fatto scompari. Qui è il caso di dire che non sono giovani di primo pelo, tutti e due hanno già dato numerose prove di talento nella scrittura. E si vede anche in questo film, pur se in modi discontinui. E ciò dal fatto che, data l’estrema segmentazione narrativa del film, è proprio l’efficacia dell’idea di base che fa funzionare o meno l’episodio, al cui stile di scrittura ideativa la regia si adegua con sciolta agilità, perché Oldoini è un veterano di lungo corso, di seria e solida professionalità. Tra gli episodi a convincermi di più c’è stato “La testa a posto”, dove la ragazza decide di abbandonare il lavoro per amore, lasciando la famiglia in ristrettezze, perché il suo era l’unico stipendio di casa: esso è giocato con abilità sulla lotta tra dignità/autocommiserazione che è gestualizzata con finezza e divertente follia da Buccirosso, il padre. Poi, capiamo che lavoro era…Riuscito, nella sua squallida cattiveria, ma narrato con asciutta compattezza, è stato “Unico grande amore”, che ha come perno una sedia a rotelle sottratta ad una handicappata, grazie ad un atroce inganno. Poi c’è “Povero Ghigo”, che smaschera l’avidità senza scrupoli di un attore tv di successo: qui Abatantuono è addirittura surreale. Lo stesso fa coppia con Buccirosso, che gli tiene bene botta, nei dialoghi di “Accogliamoli”. Poi la Ferilli mostra cattiveria di mamma in “Cuore di mamma”, e, in generale, si caratterizza con ritmi spiritosi di presenza in altri episodi. Alcuni episodi, quelli con la pur brava Finocchiaro, mi hanno convinto di meno. Non so se questo film sarà ricordato come una summa delle storture comportamentali medie italiane attuali: ad es., manca del tutto la politica. Ma una qualche forma di  visione unitaria negativa, che riflette in modi adeguati alla complessità della nostra realtà, emerge.