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Lacrime

Occhi a mandorla, grandi e espressivi. Occhi da egiziana, e basta un po’ di matita nera per renderli ancora più profondi. Sono gli occhi di una donna di appena quindici anni che ha già vissuto tanto, troppo. Ingiustamente. Occhi tristi, teneri, appassionati, semplici, assenti. Disperati. Sono occhi che cercano una casa. Un futuro. Occhi che cercano stabilità in un fidanzato possessivo, o in un lavoro nei quartieri di cui accontentarsi. Occhi che hanno bisogno di condividere, anche solo il momento delle pulizie. Occhi che però vogliono anche stare soli, persi nelle lettere scritte sui loro diari. Sono affettuosi e frizzanti, brillano dalla contentezza. Fanno trasparire una voglia di andare avanti e un’elettricità che lasciano senza difesa alcuna. Altre volte si trovano in totale sconforto, incapaci di reagire. Di rispondere alle domande, di pensare a ciò che non sia la tragicità della propria esistenza. Si illuminano quando una canzone neomelodica viene trasmessa alla radio… e cantano, emulando la voce di Nancy. Si commuovono. E si girano altrove spaventati dalla possibilità che qualcuno li veda.

Sola, tutt’ ‘e nnotti ‘nu cuscino me consola
e me perdo dint’ ‘e braccia ‘e ‘nu ricordo
‘e ‘na storia ca nun’era degna ‘e me
e mò sto sola
quanta vote m’hai giurato ‘o vero ammore
m’hai lassato ‘na ferita diint’ ‘o core
ca nisciuno po’ sana’

Gridano a bassa voce, rompendo il silenzio di quella casa che non è sua. E non lo sarà mai.

 

 

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