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“Step Up2 – La strada per il successo”

 

 “The Streets” a Baltimora è una sfida tra le varie crew di ballo free-style. Ogni crew è una famiglia, in cui il ballo è religione. Andie ha lasciato la sua per frequentare la Maryland Dance School: una scuola per fighetti. Insieme a Chase creerà anche lì una sua crew. Non poteva mancare il sequel. Ma stavolta la narrazione ha un andamento più compatto, grazie ad una sceneggiatura meglio articolata, oltre ai soliti numeri di ballo. Si parte sempre da una situazione di svantaggio sociale, che stavolta ha colpito la ragazza. Orfana dell’attenta  e affettuosa madre, di cui serba però un vivo ricordo, Andie ha trovato nel suo gruppo una ragione d’intensa socializzazione, perché lì ha un ruolo. La sequenza di “presentazione” del ballo-provocazione nella metro è giocata con un’affannosa e spericolata velocità coreografica, cui si accoppia un montaggio sincopato, ma di grande linearità, che ci fa meglio apprezzare l’originalità dei movimenti in uno spazio ristretto. Il suo vivere “in bilico” sulla strada la fa soggiacere ad un aut-aut: o entrare nella paludata scuola di danza o andare via dalla città. Quindi si instaura una doppia dialettica narrativa: tra lei e il suo ex gruppo e tra lei e i nuovi amici. Sono due socializzazioni conflittuali tra loro, ma tali anche al loro interno, in quanto ogni gruppo è caratterizzato da eccezioni disomologanti. Questo tipo di approccio rende la narrazione non schematica, ma più corposa, più vicina ad una quasi-realtà giovanile. Essa è colta nella varietà di tipi con cui sono presentati i personaggi di contorno. Non è che ci siano delle notazioni psicologiche dostoevskiane, ma c’è un senso della differenziazione individuale che comunque coglie e meglio sottolinea il senso di nuova appartenenza, che dà, specie nel gruppo della Scuola, una dimensione ariosa e varia. Ben scelti sono anche i due protagonisti: specialmente lei  ha il pregio della credibile e semplice umanità e riesce a dare palpiti di sincerità alla sue traversie. Formano, insomma, una coppia plausibile. Il film è di onesta e riuscita spettacolarità e lancia un messaggio di pacificazione sociale, in nome della passione per il bello. Però nei numeri di danza ha un non trascurabile punto di forza. Questi sono, infatti, tra i più originali visti di recente. Hi Hat, Jamal Sims, Dave Scott,  coordinati  dagli esperti e fantasiosi  produttori-coreografi Anne Fletcher  e Adam Shankman (regista di ”Hairspray”), hanno curato le coreografie del film, che sono, fin da quella dell’inizio, sempre ricche di energia, con numerosi passi variati. Quella del finale, poi, realizzata all’esterno e sotto la pioggia, è di una potenza addirittura trascinante.

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